Ho visto Arrival. E' un piccolo saggio visivo sul racconto. In particolare quello cinematografico, ma non solo.


Linguaggio, Cinema e Racconto

Il film di Denis Villeneuve, ispirato al racconto "Storia della tua vita" di Ted Chiang, sarebbe piaciuto molto a Umberto Eco o a Tullio De Mauro. Il genere fantascientifico sembra essere l'anima della sceneggiatura ma, ad uno sguardo più attento, rimane solo un piacevole sottofondo.
La colonna portante è invece la disanima su cosa è il linguaggio in generale e qual'è la sua portata nel nostro essere "esseri umani".
essere essere umani, linguaggi

Come comunicheremmo con una specie aliena? Il linguaggio plasma il modo di essere e di pensare, quindi comunicare con esseri realmente alieni, che hanno avuto una storia evolutiva anche molto diversa dalla nostra, potrebbe risultare impossibile. Certamente molto difficile.
C'è tanta semiologia. C'è teoria del racconto e narratologia. Sperimentazione nel raccontare e coraggio nel provarci, tenendo comunque vivo l'interesse dello spettatore (del lettore nel caso del racconto). Un film d'autore, ma pop. Il modo di usare il "tempo", uno degli elementi principali della costruzione di un racconto, è davvero originale.

Linguaggi e semiologia




Un AMIDQUEL di qualità di Star Wars


Quando nel 1988 e nel 1993 furono pubblicati rispettivamente "Preludio alla Fondazione" e "Fondazione anno zero", il criticato (dagli autori più radical e contemporanei del genere) maestro della fantascienza Isaac Asimov in qualche modo creò un nuovo tipo di ri-narrazione: l'AMIDQUEL (una storia che si colloca in mezzo a due narrazioni già scritte). A differenza dei più noti prequel o sequel di una narrazione di successo, Asimov collocò cronologicamente la storia di quei due romanzi in mezzo ai suoi due cicli di romanzi di maggiore successo: il ciclo dei robot (scritto tra il 1954 e il 1985) e il ciclo originale delle Fondazioni (scritto tra il 1951 e il 1953).

Fondazione Anno Zero e Preludio alla Fondazione

L'obiettivo di Asimov era semplicemente quello di collegare i due cicli di romanzi per convincere i propri lettori che tutte le storie da lui scritte si svolgevano in un unico universo fantastico, nello stesso spazio ma in tempi (a volte ere) differenti.
Molto della letteratura classica occidentale è costituita da ri-narrazioni di quelli che sono gli antichi miti greci o di favole della tradizione popolare e non mancano esempi di pre-quel e se-quel di racconti classici anche nella letteratura più colta. 
Con la modernità e la nascita di nuovi modi di raccontare (il feuilleton, il cinema, il fumetto fino al contemporaneo web) la necessità di creare un numero sempre crescente di storie ha fatto riscoprire il gusto di dare seguiti o preamboli a racconti più o meno noti. Poco frequenti sono però i casi di AMIDQUEL, almeno di qualità, come quello di Isacc Asimov.

Ancora più sfidante è stata l'opera di John Knoll e Gary Whitta, i creatori del soggetto di Rogue One: A Star Wars Story.


Il tentativo di inserirsi tra la trilogia prequel e la serie classica della saga fantascientifica più importante del cinema si deve considerare un vero successo, un film consistente e di assoluto valore, probabilmente uno dei migliori dell'intera saga. Questo grazie all'ottimo soggetto (curiosità: John Knoll, uno dei due autori del soggetto, di mestiere non fa di norma il soggettista, ma il supervisore degli effetti speciali ed è il creatore, insieme al fratello, del famoso software di fotoritocco Adobe Photoshop), una precisa sceneggiatura (Chris Weitz e Tony Gilroy, nessuno dei due specialista di fantascienza pura), una sapiente regia (Gareth Edwards, lui specialista del fantastico ma che non si era mai avventurato nello spazio "in galassie lontane lontane") ed ottimi attori. 
Tutto in questa storia è scritto con precisione e con attenzione nell'inserirsi in maniera quasi millimetrica tra l'episodio 3 e l'episodio 4, diventandone a buon diritto l'episodio tre e mezzo. Mentre è possibile trovare numerose piccole contraddizioni tra la trilogia classica e la trilogia prequel, così come nell'ultimo episodio sette (che a me non ha entusiasmato), è difficile riuscirne invece ad individuare in Rogue One. Persino nella trilogia classica non c'è una coerenza precisa tra gli episodi 4 e 5 (si pensi solo a come cambia il "peso di potere" nelle gerarchie dell'impero di Darth Vader). Queste incoerenze invece sembrano essere assenti nell'ultimo film della saga di Star Wars.
Ancor più dell'opera di Asimov, Rogue One è probabilmente il primo vero AMIDQUEL della narrativa contemporanea: assolutamente da vedere per chi ancora non l'ha fatto, soprattutto per gli appasionati di fantascienza.

Migliore Amidquel della narrativa contemporanea



Si azzuffano, saltano, alzano le loro zampette cercando di colpirsi a vicenda. Rotolano avvinghiandosi l'uno all'altro, fanno finta di mordersi e colpirsi, ma senza tirare fuori i loro piccoli artigli. Simulano la caccia e la lotta i piccoli micetti quando giocano. Immaginano di essere adulti, anche se sono ancora soltanto cuccioli. Giocano. Il gioco è immaginarsi di essere altro e non solo se stessi. Nei mammiferi trova espressioni sempre più complesse che raggiungono gli apici più elevati nella nostra specie, in grado di inventare e costruire oggetti che portano l'esperienza del gioco sempre più prossimo alla realtà. Dai grandi parchi di divertimento alla Disneyworld alle più moderne console di gioco, dall'ormai dimenticata e poco nota Magnavox Odyssey, attraverso gli Atari e i Sega, passando dai finti home computer della Commodore (che poi erano usati quasi esclusivamente come console per videogiochi), fino alle attuali Playstation, XBOX e Wii, nelle versioni console e portatili.

Westworld - Dove tutto è concesso, immagina la prossima frontiera del gioco.

Gioco e Narrazione

Cos'è il gioco se non una narrazione? Un canovaccio, come quello della commedia dell'arte, su cui gli attori, i giocatori, si muovono improvvisando, determinando l'incipit e l'epilogo della storia. 
Su questa idea di base si muove Westworld, che sviluppa ed approfondisce l'omonimo film di culto del 1973 (noto in Italia con il titolo, non originale, de Il mondo dei Robot) di Michael Crichton. Proprio lui l'autore del libro da cui Spielberg ha tratto la famosa saga di Jurassic Park. Anche in questo caso di un parco di divertimenti si tratta: è un immenso set che riproduce l'epopea del western americano, dove gli ospiti, facoltosi turisti, possono rivivere, con assoluto realismo, ma in completa sicurezza, le emozioni e il modo di vivere del XIX secolo negli Stati Uniti, tra piccole e pittoresche cittadine, sceriffi, cow boy, pistoleri, saloon, bordelli, ribelli messicani, fuorilegge e nativi americani. Il realismo dell'esperienza è portata ai massimi livelli grazie ai residenti, robot antropomorfi, indistinguibili dai veri essere umani, se non per il fatto di non potere fare del male agli ospiti, e in generali all'uomo, come detta la prima delle tre leggi della robotica di Asimov. Per rendere ancora più realistici i residenti, i gestori del parco hanno dotato i robot di sistemi di intelligenza artificiale che consente loro di riprodurre completamente qualsiasi emozione umana. 

Gioco e narrazioni


Gli ospiti, trovandosi davanti a ciò che sanno essere semplici macchine possono abbandonarsi ai loro più bassi istinti. Giocano in un mondo del tutto realistico dove non ci sono limiti, dove tutto è concesso, dalla violenza, al sopruso, alla trasgressione. L'esperienza rischia così di diventare più reale della realtà. Qual'è la vera essenza di una persona, di un ospite, quella mostrata nel mondo reale o quella che emerge nel parco giochi di Westworld? 
Le 10 puntate in cui si sviluppa la serie TV consente meglio di approfondire, attualizzando, i temi già introdotti nel film del 1973. Un ottimo soggetto e dei bravissimi attori ne fanno un piccolo capolavoro della TV. L'intelligenza artificiale dei residenti, sembra sempre più essere simile a quella umana, ma nonostante questo le loro vite artificiali appaiono come quelle dei protagonisti di una tragedia classica dell'antica Grecia, dove inevitabilmente il fato o gli dei, nel caso specifico il dottor Robert Ford, uno dei due creatori del parco, governano la vita dei singoli e le loro vicende, senza, almeno sembra, possibilità di fuga.

Gioco e Narrazioni

Intelligenza Artificiale, ricordanze, memoria e identità, destino, il desiderio primigenio dell'uomo di essere come Dio, storie, narrazioni, gioco e realtà. Un telefilm da vedere e rivedere fino all'ultima scena e in attesa di una seconda stagione nella speranza di mantenere la vivacità e l'originalità della prima.

Verità su Halloween

Non sembra essere una festa come le altre, Halloween. Segreti si nascondono dietro la sua origine. Le maschere di demoni, streghe, fantasmi e vampiri, non possono che essere collegate a qualche occulto mistero. Ferventi cristiani e predicatori hanno più volte ammonito sui pericoli che questa festa porta con se.
Allora cerchiamo di svelare cosa nasconde Halloween.
Già il suo nome può dirci tanto: deriva dall'inglese arcaico All Hallows' Eve che significa... vigilia di Ogni Santi! In effetti si festeggia il 31 ottobre che è proprio la vigila di Ogni Santi, però... la sua origine risale a molto prima dell'istituzione della festa cattolica nell'anno 840 d.C. Alcuni studiosi la fanno risalire alla festa dei morti degli antichi romani, chiamata Parentalia, o forse alla festa celtica Samhain della fine dell'estate, o molto probabilmente ad entrambe. Si tratta di feste pagane in cui si festeggia la morte ed i morti! 

Death and Halloween

Si, è vero, anche il Natale si festeggia nella stessa data delle feste solari dell'antica Roma del Sol Invictus, che cadeva in corrispondenza del solstizio d'inverno. Lo stesso vale per la Pasqua, che cade in corrispondenza della prima luna piena dopo l'inizio della primavera: la festa cristiana deriva da quella ebraica, in cui si festeggia l'Esodo del popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto, che a sua volta è però legata alle feste pagane che celebrano il risveglio della natura dopo la fine dell'inverno.
Ma perchè celebrare e festeggiare la morte? Si, è vero, le religioni, grande e piccole che siano, sono tutte, in qualche modo, legate al culto dei morti e della morte. Il cristianesimo è una religione e non una semplice filosofia di vita perchè Gesù Cristo è risorto dai morti (lo si recita anche nel Credo cattolico). La resurrezione e il superamento della morte è uno degli elementi centrali del cristianesimo. 

Resurrezione e morte

Ad Halloween però ci si traveste da diavoli, fantasmi, streghe, vampiri e mostri vari. Tutte creature del male! Non può non essere che una festa del male e diabolica. Infatti è una festa che viene dagli Stati Uniti e da altri paesi anglosassoni dove la religione maggioritaria è quella cristiana protestante. E negli Stati Uniti questa festa è stata portata da... dai cattolicissimi irlandesi. 
Come nel Carnevale che precede la preparazione alla festa più importante del cristianesimo, la Quaresima che conduce alla Pasqua, anche Halloween è il sovvertimento dell'ordine reale. E' una festa del dileggiare e del deridere. A Carnevale, almeno quello tradizionale, il povero si traveste da ricco e il ricco da povero, il laico da religioso e il religioso da laico. E' una festa dell sovvertimento, per esorcizzare il disagio e le diseguaglianze. Lo stesso vale per Halloween: ci si traveste da personaggi del male per deridere e dileggiare il male e i suoi simboli. Si esorcizza la paura della morte ed il male stesso che in essa può essere nascosto. Si sovverte il male con il bene e la gioia della festa. Ci si traveste da demoni per deridere il male, sconfitto dalla grazia di Dio, e non per celebrare il male!

Carnevale e sovvertimento


Ma allora vogliamo mettere lo sfruttamento commerciale che si fa di Halloween? 
Be', in effetti, i torroni e i panettoni che già ad inizio novembre si vedono nei supermercati, mi fanno pensare che poi non ci sia niente di così sconvolgente nella festa della vigilia di Ognissanti. Travestitevi pure bimbi cristiani, indossate le maschere che più vi piacciono, non c'è peccato nella gioia e nel divertimento! 

Ogni Santi


L'arte del narrare è fatta di varie sfaccettature. Riflessi di pensieri che si manifestano a chi ascolta nelle modalità più diverse. Guardando un testo fatto di consonanti e vocali spiegarsi su una pagina bianca, oppure accompagnato da immagini e figure che si ricompongono su vignette che consentono di passare da una scena all'altra di un fumetto. Guardando le immagini che si susseguono veloci e in movimento su uno schermo o ascoltando il ritmo delle rime che si inseguono a disegnare un sentimento nella poesia. O ancora ascoltando una musica, fatta solo di note oppure accompagnata da un testo come le canzoni pop/rock dell'ultimo vincitore del premio Nobel per la letteratura Bob Dylan.
Raccontare non significa inventare sempre qualcosa di nuovo, intrecci e personaggi originali. Spesso la stessa storia si ripete all'infinito, sotto forme diverse con varianti più o meno evidenti rispetto a uno schema classico, che ci hanno spiegato semiologi come Propp e Greimas.  L'esempio più immediato sono le trasposizioni di romanzi o fumetti  in film per il cinema o la TV (ne parlo ampiamente nel saggio Nuvole 2.0 che potete trovare allink http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/fumetti/270970/nuvole-2-0/) oppure i remake di vecchie pellicole.
D'altronde sappiamo bene che i bambini amano ascoltare la stessa storia più e più volte o guardare senza sosta la stessa puntata del loro cartone animato preferito. Questo ripetersi delle narrazioni è quindi un nostro bisogno primordiale, che ritroviamo nell'infanzia e con tratti più maturi anche nell'età adulta.

Si tratta di quelle che definisco Rinarrazioni.

Una rinarrazione non è fatta dal semplice ripetersi di storie già raccontate con qualche variante ed aggiornamento, ma è qualcosa di più complesso. Atmosfere, rimandi, citazioni del già visto, del già sentito, del già scritto, sono un tratto caratteristico della narrativa contemporanea e post-moderna. Usano questa tecnica alcuni film e serie TV che ho avuto modo recentemente di vedere con molto piacere.

Inizio con un piccolo capolavoro italiano: Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti.

Rinarrazioni | Supereroi | Il supereroe italiano


Quando si parla di un film, spesso ci si limita a citare il regista e gli attori, che in questo caso specifico sono davvero notevoli, ma per un amante di storie come sono io, non è possibile non citare anche l'autore del soggetto: Nicola Guaglianone (supportato da Menotti nella stesura della sceneggiatura).
Cinema | Storytelling | Rinarrazioni | Nicola Guaglianone

Cosa troviamo in questo film, che dopo l'esperimento di Salvatores con Il ragazzo invisibile, riesce per la prima volta a mettere sugli schermi un supereroe italiano contemporaneo e pienamente inserito nell'humus culturale del nostro paese? Proprio una serie di rinarrazioni, che non sono solo i rimandi al super robot di Go Nagai ed ai personaggi di quell'anime, ma un'atmosfera che è in parte quella dei polizieschi italiani degli anni '70, di quel genere poliziottesco che fu una vera fucina di originalità e vivacità su uno schema predefinito che contribuì al successo commerciale del cinema italiano di quegli anni, ormai purtroppo lontani. E' un'atmosfera già ripresa in parte, sia nella letteratura che nel cinema, dai vari Romanzo Criminale, Gomorra, Suburra. Ritroviamo poi un po' di spensieratezza e superficialità nelle canzoni degli anni '80 di Oxa e Bertè. E naturalmente quei rimandi al fumetto superomistico americano, ed in particolare a quello della Marvel di Stan Lee.

Rinarrazioni sono l'elemento portate anche della bellissima serie TV  Stranger Things, prodotta dalla Netflix, come altre interessanti serie TV degli ultimi anni.

Rinarrazioni | Storytelling



E' un thriller fantascientifico, dove fantastico e soprannaturale si mixano in maniera ammirabile, con protagonisti un gruppo di ragazzini che quando sono in sella alla loro bici non possono non ricordarci gli eroi di E.T. L'extraterreste. L'ET in questo caso non è un alieno, ma una ragazzina dotata di poteri telecinetici, Undi, nella versione italiana, Ely, in lingua originale, diminutivo del suo nome "Undici" (Eleven) cavia di esperimenti militari della solita organizzazione segreta del governo americano. La serie è ambientata negli anni '80, in maniera abbastanza fedele a quella che era la realtà di allora, e sono chiari i rimandi ai film del genere di quegli anni (il già citato E.T.Poltergeist - Demoniache presenze, Scanners, Carrie - Lo sguardo di SatanaFenomeni paranormali incontrollabili) strizzando l'occhio alla serie cult Ai confini della realtà.  In estrema sintesi vale proprio la pena guardare questa serie e scoprire il mondo del Sottosopra.
L'ultima citazione si sviluppa in una forma completamente diversa rispetto alle prima due opere citate.

E' Ash vs Evil Dead. Qui la rinarrazione si fa sequel della trilogia di film horror di Sam Raimi La Casa, La Casa 2 e L'Armata delle Tenebre.


Rinarrazioni | horror | Splatter comico

La serie non è certamente all'altezza della prime citazioni, ma è davvero un piacere ritrovare ancora in forma un attore come Bruce Campbell, diventato famoso in pratica solo per avere interpretato la prima trilogia, affiancato, tra gli altri, da un'inquietante Lucy Lawless (già la guerriera Xena nell'omonima serie TV prodotta sempre da Raimi). L'atmosfera è quella degli ultimi due film della trilogia originale, che dall'horror del primo La Casa, si è trasformata in uno splatter/thriller commedia, oserei dire quasi demenziale.

Sullo schema delle rinarrazioni si muove anche il romanzo Pippo e la Sposa nel quale mi sono divertito a sperimentare un po' di teoria di letteratura comparata. 

Non si tratta di un saggio come Nuvole 2.0, ma è un romanzo tradizionale, abbastanza semplice nello svilupparsi della trama, senza la multilinearità e la polifonia che richiederebbe la narrativa più contemporanea, che spero sia anche piacevole da leggere. In Pippo e la Sposa l'ambientazione viene ricreata da citazioni tratte da film e canzoni a cavallo del passaggio tra il XX e il XXI secolo (la storia si sviluppa durante l'estate del 2002). Testi e immagini che cercano di disegnare sentimenti e pensieri attraverso il ricordo del lettore piuttosto che con l'utilizzo delle sole parole.
Per chi volesse leggerlo Pippo e la Sposa lo trovate disponibile sia su Amazon che in formato cartaceo a questo link http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/270821/pippo-e-la-sposa-2/


Quando sento i vostri #sorrisi

Le spalle del cielo incendiano di cremisi le stelle al tramonto,
echi di guerra. di liti e tragedie invadono le mie stanze,
urla di rabbia, di rancore e di dolore risuonano dure nei miei occhi e nella mente.
Ma quando sento i vostri sorrisi,
tutto sembra così lontano e impossibile che siano cose a venire.
I monti si scuotono dalle loro fondamenta a franano a valle a coprire l'abisso,
i mari si innalzano nell'onda perfetta affamati di terra e di fatti dall'uomo,
i cieli si oscurano e scompaiono le stelle mentre tifoni e tormenti si abbattono feroci.
Ma quando sento i vostri sorrisi,
tutto sembra così lontano e impossibile che siano cose a venire.

Quando sento i vostri #sorrisi

Un vuoto si apre nelle mie viscere e vuole assorbire la mia anima intera,
il caos come cavallo imbizzarrito sferza l'aria torbida dei miei pensieri,
non c'è niente, solo illusione e vana disperazione.
Ma quando sento i vostri sorrisi, perché li sento i vostri sorrisi, non solo li vedo,
quando accarezzo la vostra pelle, tutto è lontano, non è mai stato e mai sarà,
tutto è vita ed esplosione infinita, solo calore che riscalda il cuore e l'anima.
Perché l'eternità esiste quando guardo i vostri sorrisi.

Quando sento i vostri #sorrisi