CRISI ECONOMICA: l'avevamo prevista e sappiamo come andrà a finire - Parte 2

Avevo concluso il precedente post citando i cicli socioeconomici e le discontinuità che ne caratterizzano i cambiamenti di fase. 

L'obiettivo di questo articolo è quello di cercare di individuare punti di discontinuità che hanno caratterizzato la storia dell'uomo, cercando di preparare un'analisi su quelli più recenti. I punti di discontinuità più recente possono forse farci intravedere i cambiamenti di fase in atto e farci comprendere se è possibile fare delle previsioni su ciò che ci aspetta nel prossimo futuro.
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Prima di procedere secondo questo programma occorre però sfatare una convinzione comune: è proprio vero che il progresso tecnologico migliora la vita delle persone? Quasi. In generale si, ma non è vero in assoluto. Ragioniamo sempre per approssimazioni. Immaginiamo che un buon indicatore del benessere fisico delle persone in una data società sia l'altezza media degli individui che la compongono. Naturalmente questo indicatore ha validità se considerato nella scala globale del genere umano e non su singole popolazioni, per le quali la diversità dell'altezza media dipende da fattori molti diversi. Gli studi di paleoantropologia hanno mostrato che l'altezza media dell'uomo è diminuita leggermente nel passaggio dal paleolitico al neolitico, alla caduta dell'impero romano, nei primi anni dello sviluppo industriale tra il '600 ed il '700. Nel primo e nell'ultimo degli eventi citati questa diminuzione di altezza media, e presumibilmente di benessere fisico dell'uomo, si è verificato in corrispondenza di un'evoluzione tecnologica. Nel primo caso l'attuazione delle rivoluzione agricola, nell'ultimo della rivoluzione industriale. La diminuzione dell'altezza media si è accompagnata a segni di altre patologie, non presenti nell'era precedente. Nel caso del neolitico, le nuove attività di trasformazione del cibo e dell'artigianato, come per esempio quello di macinare il grano o di costruire cesti di vimini, sono stati causa dello svilupparsi di difetti sullo scheletro dei nostri progenitori. Sulle ginocchia, sella colonna vertebrale, sui denti. All'inizio della rivoluzione industriale, l'aumento della densità abitativa nelle città ha favorito lo sviluppo di malattie epidemiche, dalla tubercolosi alla spagnola degli anni '20 del XX secolo. Possiamo quindi affermare che che il progresso tecnologico porta sicuramente un aumento del benessere economico totale, ma questo non si distribuisce equamente ed immediatamente a tutta la popolazione ma, almeno nella fase iniziale, una parte consistente della popolazione vede il suo benessere fisico e sociale diminuire.
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Nel 1925 l'economista sovietico Nikolaj Kondratev, l'inventore della NEP (Nuova Politica Economica)   che consentì di risollevare l'economia sovietica dopo le catastrofi della prima guerra mondiale e poi abolita da Stalin,  scrisse un libro.

Il titolo era "I maggiori cicli economici ". 

In questo testo Kondratiev ipotizzava che l'economia capitalistica, e di conseguenza la sua società secondo gli schemi filosofici marxisti, evolveva secondo cicli regolari sinusoidali lunghi da 50 a 70 anni, in cui si alternavano una fase ascendente ed una discendente. Alla fase ascendente corrispondono i periodi di crescita veloce e specializzata, a quella discendente i periodi di depressione. Nel 1939 un altro economista, l'austriaco Joseph Schumpeter pubblica "Cicli Economici", in cui scompone il ciclo economico in 4 momenti: Espansione, Recessione, Depressione, Ripresa. Ognuno di questi momenti è legato alle innovazioni tecnologiche introdotte ed alla capacità di lungimiranti imprenditori di saperle utilizzare per creare nuovi mercati o espandere / rivitalizzare quelli esistenti. Così le innovazioni davvero epocali (il fuoco, l'agricoltura, le scrittura, la bussola, la macchina a vapore, il petrolio, l'elettricità, etc.) si susseguono a cicli particolarmente lunghi, di durata pari a circa 50 anni (i cicli di Kondratiev citati precedentemente). 
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Questa idea dei cicli sinusoidali porterebbe portarci a pensare che ad ogni grande discontinuità la storia ricominci daccapo, come se tutto ciò che è successo precedentemente non fosse mai accaduto. L'esperienza ci mostra che non può essere così. Alla caduta dell'impero romano si dovette assistere a grandi trasformazioni nella vita sociale delle persone. Ci fu certamente una riduzione del benessere sociale ed economico complessivo. La conoscenze acquisite precedentemente non andarono però perse. Basti pensare all'enorme opera compiuta dai monaci amanuensi che hanno consentito di fare arrivare fino a noi le opere letterarie e scientifiche greco-romane.

Questo fenomeno è stato sistematizzato e descritto nel libro "I cicli sistemici di accumulazione" del 1999 del sociologo italiano Giovanni Arrighi. 

Quindi, se stiamo vivendo un periodo di recessione e/o depressione, quel che è certo è che quando acquisito dal genere umano fino ad oggi non andrà perso e costituisce comunque  una buona base da cui ripartire per ricostruire il nostro futuro.
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Gli storici ed i sociologi individuano, considerando la sola dimensione economica, due grandi punti di discontinuità nella storia socio-economica del genere umano: la Rivoluzione Agricola e la Rivoluzione Industriale. La prima con il passaggio da una società di caccia, raccolta e pesca ad una dell'agricoltura segnò il passaggio dalla cultura paleolitica a quella neolitica. Nascono le prime città. La popolazione umana per la prima volta comincia a crescere velocemente superando ampiamente il milione di abitanti sulla terra (fino a circa il 10.000 a.C. la popolazione mondiale di uomini si misurava in decine di migliaia di "esemplari"). L'organizzazione della società diventa complessa e si crea una suddivisione dei ruoli sociali e dei lavori mai esistita precedentemente. Città, regni, imperi, scribi, soldati e sacerdoti. Con la Rivoluzione Industriale il livello di complessità aumenta ulteriormente ed in maniera esponenziale. Dal 1750 ad oggi la popolazione mondiale si moltiplica di oltre 10 volte (da 700 milioni ad oltre 7 miliardi di abitanti oggi). Aumenta a dismisura l'urbanizzazione: le persone abbandonano le campagne e vanno ad abitare in città. Nel 2009 la popolazione urbana mondiale ha superato quella rurale. Il lavoro richiede sempre più una maggiore specializzazione ed interdipendenza. Fino al XVIII secolo il lavoro si svolgeva in ambito familiare. Ogni persona era indipendente nel creare beni e prodotti. Con  l'organizzazione scientifica del lavoro nella catena di montaggio di Taylor, ogni operaio produce una parte minima del prodotto finale.  Tutto diviene estremamente standardizzato: beni, prodotti ed attività necessarie per costruirli.
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Accanto a queste due grandi discontinuità del mondo economico io ne aggiungerei altre tre che hanno caratterizzato lo sviluppo storico del genere umano. Sono tutte riconducibili alla comunicazione ed al trasporto.  Fino a soli pochi decenni fa non era corretto parlare di una unica storia del genere umano, ma sarebbe stato più corretto parlare di "storie" dell'umanità. Un  abitante dell'estremo oriente asiatico ed un europeo erano agli occhi dell'altro come degli alieni. Profili genetici praticamente identici, ma culture profondamente diverse, sviluppatesi su strade parallele durante secoli di storia di reciproco isolamento. Quando Alessandro Magno cercò di conquistare l'India i suoi soldati si rifiutarono di continuare nell'impresa. Davanti a loro trovarono eserciti che combattevano in groppa ad enormi pachidermi, in mezzo a foreste pluviali abitate da animali che facevano parte solo della loro mitologia. Persino il clima era diverso da quello da loro conosciuto in Grecia o nell'enorme impero persiano, con temporali improvvisi sospinti dai potenti venti monsonici. Analogamente quando cadde l'impero romano d'occidente nel V secolo d.C., un evento epocale per la storia occidentale, probabilmente nella Cina,  divisa tra le dinastie del Nord e del Sud dopo la caduta della dinastia Jin, nessuno seppe di quanto stava avvenendo. Quando gli europei arrivarono nel XV e XVI secolo nelle Americhe, per i nativi si trattava di semidei, con una tecnologia molto più avanzata rispetto alla loro. I poveri nativi americani non avevano neanche sviluppato gli anticorpi alle malattie portate dagli europei, che contribuirono a decimare gli abitanti degli imperi Azteco e Incas più di quanto fecero i conquistadores in battaglia. 
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Da un punto di vista della storia occidentale (europea ed americana), la prima grande discontinuità nella comunicazione e nel trasporto si ha nel primo millennio a.C. con l'invenzione della scrittura alfabetica ed il miglioramento delle tecniche di navigazione che consentirono a greci e fenici di portare la loro cultura in tutto il mediterraneo. Nel XV secolo d.C. abbiamo una seconda grande discontinuità, quella che Marshall McLuhan ha denominato la galassia Gutenberg, nel suo famoso omonimo libro del 1962, l'invenzione della stampa a caratteri mobili, in concomitanza con l'inizio della grandi esplorazioni europee, che porteranno alla scoperta ed alla colonizzazione delle Americhe (ma anche all'esplorazione dell'Asia iniziata già un secolo prima con i mercanti delle repubbliche marinare italiane, di cui Marco Polo è sicuramente il simbolo più emblematico).  Infine nel XIX secolo, l'invenzione delle comunicazioni elettriche, del telegrafo e della radio, quindi della possibilità di comunicare a distanza in tempo reale, e l'invenzione del motore a vapore prima e di quello a scoppio poi, hanno unificato la storia dell'umanità. Il pianeta terra è con questa terza fase diventato effettivamente un mondo unico e non più un mondo di mondi alieni l'uno dall'altro.

Quella che stiamo vivendo oggi potrebbe essere una quarta fase della comunicazione: quella della comunicazione digitale. 

Per potere però affermare che siamo all'alba di una nuova era manca secondo me una tecnologia del trasporto innovativa che abbia un  impatto paragonabile a quello delle fasi precedenti. Nel prossimo post su questo argomento cercherò quindi di esaminare sia la discontinuità portata dalle comunicazioni digitali e, aggiungerei, mobili,  ma anche i micro-eventi nella storia economica che si sono verificati nella storia più recente, per cercare di capire se siamo effettivamente in una nuova era post-industriale o post-moderna, o semplicemente in una sotto fase dell'era industriale.

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