ESSERE O NON ESSERE... DIGITALE


"Essere, o non essere, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine?"


Nel 1995 Nicholas Negroponte pubblica il best seller ""Being Digital": internet comincia a diffondersi nelle case degli americani ed in pochi anni la Rete diventerà uno, se non il principale, dei mezzi di comunicazione della società contemporanea. 

L'alfabetizzazione digitale diventa altrettanto importante quanto quella tradizionale per lo sviluppo cognitivo di singoli e collettività. 


Media e Comunicazioni, linguaggi, semiotica, Assoluti Relativi


Già qualche anno prima che tutto ciò si manifesti pienamente Negroponte nel suo libro intravede le enormi potenzialità della digitalizzazione, la riduzione di ogni tipo di comunicazione, sia essa scritta, verbale, per immagini o in video, in una sequenza di bit, di zero ed uno. Oggi è possibile trasferire in formato digitale anche odori a distanza. Le stampanti 3D consentono di realizzare oggetti partendo dalla loro "impronta" digitale. Ogni cosa sembra essere digitalizzabile, trasformabile in una sequenza di zero e uno, in bit, in numeri. Alla fine degli anni '60 McLuhan scrive  "Il medium è il messaggio" per sottolineare che è il medium, il mezzo utilizzato per comunicare ancor più del contenuto di quanto comunicato, ad influenzare la forma mentis di un'intera società. Quindi secondo McLuhan internet, le mail, i social, stanno cambiando il nostro  modo non solo di comunicare ma anche di pensare, di comprendere e rapportarci con ciò che ci circonda... o forse è il contrario: è il nostro modo di pensare che determina il successo di un mezzo di comunicazione rispetto ad un altro, quindi forse il web è il frutto del nostro modo di interpretare il mondo, le cose, le persone. 
Sociologia | Linguaggi | Bit | Digitale | Internet | Web | Ritzer

Tutto è digitale. Tutto può essere rappresentato da un numero. 

Entzauberung der Welt, il disincantamento del mondo lo aveva denominato Weber quasi un secolo fa: "[...] l'uomo potrebbe - in linea di principio - dominare tutte le cose mediante il calcolo. Ma questo significa: il disincanto del mondo". La secolarizzazione della società occidentale è stata per decenni il principale motore del potere dei paesi sviluppati che hanno cercato e cercano di imporla anche sul resto del pianeta. Forse oggi questa stessa secolarizzazione sta diventando la principale debolezza della società contemporanea. L'uomo postmoderno è diventato un adolescente "stanco", guidato dagli istinti di un ragazzino ma senza la sua voglia di riscoprire e reinventare il mondo. Nel suo "The McDonaldization of Society", Ritzer rappresenta la tendenza delle grandi catene di fast food e dei parchi di divertimento alla Disney di rendere tutto misurabile, calcolabile e prevedibile come un orientamento generale della società contemporanea. L'uomo rischia quindi di perdere la sua identità reale a favore di una identità puramente digitale, virtuale, quantitativa, misurabile. L'uomo assume oggi un "valore d'uso" come una qualsiasi altra tipologia di merce. Ridotto a merce perde la propria umanità, diventa oggetto e non più soggetto della storia. 
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L'uomo digitale sempre più connesso si manifesta nella comunicazione basata sull'alfabeto comune del bit ma che manipola al fine di costruire una infinità di linguaggi diversi che rende spesso impossibile la comprensione reciproca e la capacità di sintesi verso ideali ed etiche comuni.  Un individualismo distorto che invece di valorizzare l'uomo lo frammenta e lo confonde in una molteplicità di sensi senza senso, di significati che non hanno più valore condiviso e quindi senza alcuna utilità ai fini di costruire comunità. Si moltiplicano sempre di più gli scontri e si fanno più rari i punti di incontro.Ciò che guida lo sviluppo della società sembra essere l'interesse di pochi nell'incapacità dei più di riuscire a unire i propri sforzi per contrastare le tendenze alla mercificazione ed alla massimizzazione dei profitti. 

Le persone diventano cose ed i diritti delle persone sembrano diventare ostacoli a perseguire l'unico obiettivo degno di valore, quello del benessere economico-finanziario. 

Ma il benessere economico di chi? Di tutti? Di molti? Di pochi? A quando la quotazione in borsa del benessere? Può questo essere legato solo ad un freddo e distaccato valore economico? Il mais, il riso, la farina,l'acqua non sono più beni di prima necessità, su cui si basa la sopravvivenza di larga parte della popolazione mondiale, ma numeri a cui dare un valore e speculare. I lavoratori non sono persone, ma ingranaggi di un sistema produttivo atto a creare valore e come tale i diritti sono solo imperfezioni all'interno di processi finanziari solo all'apparenza ben rodati. Non è solo un problema di democrazia, ma di sopravvivenza. L'uomo sopravvive solo come collettività, comunità, società. Il bene di pochi a discapito dei tanti porta inevitabilmente all'autodistruzione.

"Essere, o non essere, ... se sia più nobile nella mente soffrire ...o prendere le armi contro un mare di affanni ... e imprese di grande altezza e momento per questa ragione deviano dal loro corso e perdono il nome di azione".



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