In media stat virtus

Qual'è il mercato potenzialmente più importante del XXI secolo?

Gli anni '80 dello scorso secolo è stata l'epoca del boom del settore dell'informatica.  Gli anni '90, il settore trainante fu quello delle TLC e di internet, che si concluse con la bolla speculativa che dissolse le enormi aspettative su quel mercato tra il 2000 e il 2001. Seguì il boom della telefonia mobile. Ancora oggi questo è un settore trainante dell'economia, che però riserva la maggior parte dei margini ai costruttori di smartphone e tablet (Apple, Samsung, Huawei, etc.) piuttosto che ai provider dei servizi. Grandi aspettative sembra avere il settore del cloud computing. I social, il web 2.0 e 3.0 e i new media d'altronde sono i mercati che più di altri stanno modificando lo stile di vita dei singoli e della società. Negli ultimi mesi però, il settore dove più si assiste a profondi cambiamenti e investimenti strategici è quello dei media, o per essere più precisi, della produzione di contenuti.

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Quali sono le aziende più importanti nel settore dei Media? 

Rispondere non è semplice in quanto bisognerebbe innanzi tutto definire cosa dobbiamo considerare o meno come business nel settore dei Media. Per esempio un'azienda di telecomunicazioni è un'azienda che opera nel settore dei media o semplicemente una utility? Ci sarebbe molto da discutere, ma non è questo il tema che voglio affrontare in questo post. Secondo un rank stilato da Forbes, la prestigiosa  rivista statunitense di economia e finanza, the world's biggest Media Company del 2015 è Comcast. 

Comcast è il più grande operatore via cavo degli Stati Uniti. 

Dall'altra parte dell'oceano, a differenza del nostro paese, il cavo è il modo più diffuso per ricevere il segnale televisivo in casa propria. Come funziona questo mercato? Le piattaforme televisive via cavo hanno come principale fonte di ricavo gli abbonamenti pagati dagli utenti. Ogni piattaforma di distribuzione dei contenuti via cavo, a sua volta, paga le reti televisive per poterle distribuire ed averle nel proprio pacchetto di offerta ai telespettatori (passando all'emittente una percentuale di quanto ricavano dagli abbonamenti). Comcast non si limita a questo: nel 2013 ha acquistato la NBCUniversal di cui era già principale azionista dal 2011. L'azienda era stata fondata solo due anni prima da Vivendi e General Electric. La storia di NBC e Universal è molto più antica. La NBC è una delle principali emittenti televisive americane, che nasce nel 1926 come canale radiofonico. La Universal ha addirittura le sue origini nel 1909, una delle più importanti case di produzione e distribuzione cinematografica, ma attiva, sin dagli anni Cinquanta, anche in quella televisiva (in particolare proprio per il canale NBC). Sono stati prodotti o distribuiti dalla Universal film come Psycho di  Alfred Hitchcock, la serie di film di Jurassic Park, la trilogia di Ritorno al Futuro, la serie di film Lo squaloE.T. l'extra-terrestreIl gladiatore, i due film su Conan il barbaro che lanciarono Arnold Schwarzenegger nel cinema, i primi due film sul supereroe Marvel  Hulk. L'ultima conquista della ComCast è la DreamWorks, il cui acquisto è stato perfezionato pochi giorni fa, a fine Aprile. DreamWorks è la casa produttrice fondata da Spielberg, insieme a Katzenberg e Geffen, che ha nel suo carnet film come Amistad, Salvate il soldato RyanAmerican BeautyA Beautiful MindMinority Report, il remake americano The Ring, La guerra dei mondi, la serie dei Transformers (la lista risente delle mie preferenze per il genere fantastico). La DreamWorks è inoltre famosa soprattutto per i suoi film di animazione come Il principe d'Egitto, la serie di film sull'orco Shrek e suoi spin-off, le serie e gli spin-off di MadagascarMostri contro alieni, i due film di Dragon Trainer, TurboMr. Peabody e Sherman, Home - A casa e infine, ma non ultimo, i tre film di Kung Fu Panda. L'ultimo di questa serie, uscito lo scorso mese in Italia, ha avuto grande successo anche in Cina (dove lo storytelling è ambientato), dove le produzioni DreamWorks sono in generale molto apprezzate.

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Un mercato enorme, quello del cinema cinese, destinato a superare in pochissimi anni quello statunitense,  che fa certamente gola a ComCast che non a caso è anche impegnata  nella costruzione di un parco a tema vicino a Pechino.

A proposito di parchi tematici, proprio l'azienda che ha inventato i parchi a tema è al secondo posto tra le maggiori Media Company al mondo: la Walt Disney.

Anche questa azienda non è rimasta attaccata ai suoi simboli Topolino e Paperino, immobile  nelle turbolenze recenti e passate del mercato dei Media.  Fondata nel 1923 da Walter Disney (meglio noto come Walt) e da suo fratello Roy Oliver, nel 1954 già inizia a diversificare il suo business creando la casa di distribuzione Buena Vista Pictures. Nel 1955 nasce  ad Anaheim, nella periferia di Los Angeles, Disneyland, il primo parco tematico, che diventerà tale, in tutta la sua essenza, nel 1971 con l'inaugurazione di Disneyworld ad Orlando, in Florida. Un esempio di come i contenuti possano diventare anche qualcosa di molto reale e tangibile. Una rivoluzione nell'universo dell'entertainment.
Negli anni '80 ci sono due avvenimenti importanti: l'apertura del mercato televisivo, con la produzione di contenuti per la TV e la nascita di Disney Channel, e la fondazione della Touchstone Pictures, per la produzione e la distribuzione anche di film non diretti esplicitamente ad un pubblico infantile. Sono della Touchstone i film Splash - Una sirena a ManhattanIl colore dei soldiGood Morning VietnamPretty Woman, i due film di Sister ActArmageddon - Giudizio finale, L'uomo bicentenarioSignsInterstellar (in collaborazione con la su citata DreamWorks). Nel 1993 e fino al 2010, controlla la Miramax (che produc alcuni dei film di Tarantino, come Pulp Fiction e i due Kill Bill). Nel 1996 acquista l'ABC, una delle più grandi emittenti televisive statunitensi insieme alla già citata NBC.  Nel 2003, I Pirati dei Caraibi - La maledizione della prima luna, sarà il primo film firmato Disney che richiede che i bambini siano accompagnati in sala da un adulto. La scelta è quella giusta. Il suo seguito, del 2006, Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma, diventa il film più visto nella storia del cinema fino ad allora. Nello stesso anno la Diseny acquita la Pixar, fondata da George Lucas, il creatore della saga di Star Wars, per la ricerca sull'animazione digitale (la CGI) e che fu rilanciata nel 1986 da Steve Jobs dopo la sua temporanea uscita da Apple. La Pixar già dal primo successo con Toy Story nel 1995, collabora con la Disney per la produzione dei suoi lungometraggi animati come Monsters & Co. e il successivo Monster University, Alla ricerca di NemoGli Incredibili - Una "normale" famiglia di supereroi, Wall-e, i due film animati di Cars e il recente Inside Out. Nel 2009 Disney assorbe anche la Marvel Enterteinment e inizia il successo dei Cinecomic: i film della serie su The Avengers e Iron Man sono tra i film che più hanno incassato nella storia del cinema. Nel 2012 diventa della Disney anche la LucasFilm: la nuova entrata porta in dote il film di Natale del 2015, Star Wars: Il risveglio della Forza, il terzo maggiore incasso nella storia del cinema (la LucasFilm ha nel suo portafolio oltre alla saga di Star Wars anche quella di Indiana Jones, quindi le possibilità di sviluppo sono ancora enormi). Nel 2014 Disney produce anche il film animato con maggiore incasso nella storia del cinema: Frozen - lI regno di ghiaccio. Come nel caso ci ComCast, anche la Walt Disney è notevolmente cresciuta con le acquisizioni fatte negli ultimi dieci anni.

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Secondo Forbes, il terzo agglomerato Media per fatturato è la Twenty-First Century Fox, Il gruppo fondato e presieduto dal magnate australiano Rupert Murdoch. 

Il conglomerato ha origine da uno dei più tradizionali tra i media, i quotidiani. Murdoch iniziò la sua attività negli anni Cinquanta ereditando dal padre il principale giornale della città di Adelaide . Da lì iniziarono le acquisizioni dei quotidiani inglesi The Sun e News of the World  ne 1969, a cui seguirono nel 1976 la conquista del  New York Post e nel 1981 del Times di Londra e del Sunday Times. Negli stessi anni inizia la diversificazione con gli studi cinematografici dello storico marchio della 20th Century Fox. Per capire l'importanza di questa casa distributrice, si pensi che i due maggiori incassi della storia del cinema, Avatar e Titanic, sono co-produzioni della 20th Century. Nel 1985 c'è l'ingresso del gruppo nel mondo della TV che nel 1986 da vita a uno dei principali gruppi televisivi statunitensi e non solo, la  Fox Broadcasting Company. Dalla Fox nasce negli anni '90 la televisione satellitare Sky Television, da cui deriva anche Sky italia, il secondo gruppo televisivo privato in Italia, per spettatori e ricavi, dopo Mediaset. L'origine di Sky Italia risale alla prima pay TV italiana, Telepiù, creata da una joint venture tra Telecom e Vivendi (oltre a Canal Group)... protagoniste della cronaca di oggi nel mercato dei Media in Italia.
Nel 2014 la Fox ha tentato di comprare la Time Warner, che ha però rigettato l'offerta. Ancora un altro segno delle grandi manovre in corso nel mercato dei media. Nello stesso anno la 21th si è dovuta quindi accontentare dell'acquisto di una piccola società, la Truex, specializzata nella pubblicità digitale, un settore che sembra destinato a una crescita esponenziale.

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La Time Warner secondo Forbes segue immediatamente nella classifica dei principali conglomerati mediatici la 21th Century Fox.
D'altronde dalla produzione dei contenuti non possiamo escludere i colossi del web.

Secondo the Institute for Media and Communications Policy, nel 2014 Google aveva un fatturato proveniente dalla produzione di contenuti di poco inferiore a ComCast (49 miliardi di $ contro 51) e superiore sia a Walt Disney (35 miliardi) che alla 21th Century Fox (30 miliardi). 

Sony Entertainment con oltre 20 miliardi era all'ottavo posto. In decima posizione troviamo Apple, con 13,5 miliardi di $ di fatturato proveniente dalla produzione e distribuzione di contenuti. Vivendi con 10 miliardi è in posizione 14, Facebook con 9,4 alla 17, Microsoft con 7,2 alla 20 (ricordiamo che MS è uno dei leader mondiali nella produzione e distribuzione di videogiochi), Bloomberg con 6,8 alla 24, la BBC con quasi 6 miliardi alla 28, Netflix, da pochissimo entrata nel mercato della produzione e distribuzione di contenuti, è già al 40o posto con 4,1 miliardi di fatturato e ha superato la Nintendo, con 3,9 miliardi in posizione 41, Yahoo con 3,5 miliardi al 46, che precede di poco Mediaset con 3,4 miliardi di fatturato, C'è posto anche per Amazon (3 miliardi, posizione 52) e la RAI (2,5 miliardi, posizione 59).
In questi ultimi mesi, anche in Italia stiamo assistendo a una notevole dinamicità del mercato dei Media: Vivendi è diventata principale azionista  di Telecom e ha fatto un recente accordo con Mediaset acquistando il controllo della pay-tv Mediaset Premium. Mondadori (sempre del gruppo Finivest che possiede anche Mediaset) ha ottenuto il controllo della Rizzoli Libri, mentre Cairo Editore ha lanciato un'offerta per il controllo del principale quotidiano italiano, il Corriere della sera.

Grandi manovre, insomma. Sarà che in Media stat virtus? O si prepara una nuova bolla speculativa?

Quel che è certo è che per mantenere alto l'interesse sugli oggetti tecnologici che ormai fanno parte del nostro quotidiano è necessario fornire loro carburante da bruciare. Il carburante di Cinema, TV, quotidiani, libri, web, smartphone, varie ed eventuali sono i contenuti. Chi li possiede o è in grado di distribuirli controllerà un settore strategico del mercato, che non solo ha ripercussioni sull'economia, ma soprattutto sul modo di pensare e di vivere delle persone.
Qualcosa che vale molto, molto di più, di qualsiasi pacchetto azionario di controllo.

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