Sogno di una notte di mezza estate

Posso dare un nome al nostro sogno?
No, non posso darglielo.
Posso tenerlo in braccio e cantargli nenie inventate?
Non posso farlo.
Si è dissolto nella nebbia,
in una grigia giornata di un novembre di mezza estate.



“Gli innamorati vedono assai più cose
di quanto la fredda ragione riesca poi a spiegare”.
Arriverà Puck a rimettere a posto le cose,
gliel’ha ordinato Oberon, perché tutto vada come deve andare.
Rimarrà solo un bel sogno, scolpito nei pensieri,
nello spirito e nella mente.
Un’incisione leggera che ha fatto male per un istante,
solo al risveglio in mezzo alla nebbia,
quando il folletto maldestro ha messo il succo di viola
sulle palpebre degli amanti errati.
Una volta sistemate le cose, sarà solo un sapore dolce,
sulle labbra e nella bocca,
nel cuore e nel sogno.
“La guerra, la morte, i malanni,
stanno in agguato contro l’amore,
facendolo istantaneo come un suono,
fugace come un ombra, breve come un sogno”.
Come un lampo in un temporale di mezza estate,
“prima che si sia potuto dire ‘Guarda!’
è inghiottito dalle tenebre”.
Poi il sole squarcia di nuovo le nubi
e ricomincia l’estate che riscopre i colori
del cielo, del mare, della terra,
della pelle, del cuore e dell'anima.